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Sulla situazione di Genova A. Furlan e M. Gissi. Il disagio e l'impegno della scuola Furlan: per creare occupazione servono investimenti pubblici, non sussidi Sinopoli, Gissi e Turi:
sul rinnovo del contratto attendiamo risposte concrete
Gissi sul DEF: un lungo elenco, con luci e ombre, e il rischio che rimanga una scatola vuota
Un elenco di titoli abbastanza nutrito, non privo di interesse ma comunque piuttosto vago, che qua e là suscita anche qualche perplessità. Non si coglie tuttavia la dimensione reale dell’impegno economico che il Governo intende mettere in campo sulle diverse partite, in primis sul rinnovo dei contratti, cui non si fa proprio alcun cenno. Il rischio che il tutto rimanga una scatola vuota purtroppo non è da escludere”. Questo il giudizio di Maddalena Gissi, Segretaria generale della CISL Scuola, sulla nota di aggiornamento del DEF presentata dal Governo.

Alcuni degli obiettivi dichiarati sono assolutamente condivisibili: più risorse all’istruzione, educazione inclusiva e di qualità, attenzione agli alunni con disabilità, valorizzazione del personale ATA, e potrei continuare. Ma il problema è capire quali azioni si metteranno in campo per raggiungere quegli obiettivi, sempre enunciati in tanti diversi programmi di governo. La legge di bilancio sarà per molti aspetti un passaggio fondamentale di verifica”.

Non mancano, come detto, le perplessità su alcuni punti specifici. “Si accenna ai trasferimenti dei docenti, su cui sarebbe necessario intervenire, si scrive, per favorire la continuità didattica. Siamo pronti a discuterne, ma voglio ricordare che si tratta di materia contrattuale", afferma Maddalena Gissi, che ha qualcosa da dire anche su un altro punto riguardante in modo specifico la scuola primaria: "La previsione di impiegare sulla primaria insegnanti di musica, inglese e educazione fisica, già contenuta nella legge 107, verrebbe ora rafforzata con l’ipotesi di creare addirittura nuove classi di concorso destinate a tale scopo. Una deriva pericolosa con discutibili effetti di secondarizzazione già in altre occasioni evidenziati nel dibattito sull’identità della scuola primaria e del profilo professionale di chi vi insegna. Quanto all’estensione del tempo pieno e del tempo prolungato, il richiamo all’effettiva esistenza delle condizioni è talmente pleonastico da assomigliare in realtà a una cautela preventiva contro facili ottimismi. Sull’alternanza scuola lavoro, non si assecondino letture ideologiche per fare in realtà un po’ di cassa. Guai a generalizzare, il rischio è di buttare via il bambino con l’acqua sporca. Non si ritrova nel capitolo istruzione, ma qualche preoccupazione ci deriva anche da quanto sta scritto in altra parte della nota di aggiornamento, riguardo all’attuazione della cosiddetta ‘autonomia differenziata’. La scuola entrerà in quella partita? E con quali prospettive? Noi restiamo affezionati a un sistema unitario e nazionale, che dia a tutti pari opportunità e garanzie”.

Attendiamo - conclude la Gissi - qualche elemento in più di conoscenza, meglio ancora se questo avverrà in formali occasioni di confronto con le parti sociali. Già tante volte si è visto quanti danni possa fare la pretesa della politica di legiferare in modo autoreferenziale”.

9 ottobre 2018

Lena Gissi, Segretaria Generale CISL Scuola


"Def debolissimo, subito risposte da Conte. Non c'è niente per il rinnovo dei contratti pubblici". Intervista di Annamaria Furlan su Avvenire
Debole, anzi, debolissimo. Così giudica il Documento di Economia e Finanza (DEF) presentato dal Governo la segretaria generale della CISL, Annamaria Furlan, in un’intervista che compare oggi 7 ottobre 2018 sul quotidiano Avvenire. Poca o nessuna attenzione a lavoro, infrastrutture, crescita. Nessuna risorsa per il rinnovo dei contratti pubblici, nessun segnale significativo per scuola, università e ricerca. Una pericolosa tendenza all’isolamento e al conflitto, quando servirebbero grandi alleanze per affrontare e vincere grandi battaglie, anche in Europa.

La segretaria della CISL chiede al Presidente del Consiglio un cambio di passo, che riconosca anche l’importanza del confronto con le parti sociali, sinora sostanzialmente eluso dal Governo.

Vanno nella direzione giusta gli interventi sulle pensioni, anche se rischiano penalizzazioni le donne, specie al sud: la proposta della Furlan è di individuare criteri che tenendo in considerazione anche il numero dei figli riconoscano il valore della maternità. Sul reddito di cittadinanza, il rischio è che si riduca a una misura solo assistenziale, quando sarebbe indispensabile un legame più diretto con l’inserimento o il reinserimento nel mondo del lavoro.

C’è il rischio che si vada a una fase di conflitto? Per la leader della CISL tutto dipende dalle risposte che arriveranno dal Governo nelle prossime settimane.

Allegato:
- Furlan Avvenire

7 ottobre 2018

Lena Gissi, Segretaria Generale CISL Scuola

Boom delle pensioni, le attese e i problemi. Tempi stretti per la scuola, da rivedere anche il reclutamento
Anticipare i tempi di accesso alla pensione è sicuramente una delle aspettative più diffuse nel mondo del lavoro scolastico. Le statistiche ci ripetono spesso che l’età media del nostro corpo docente è tra le più elevate in Europa; altrettanto spesso è la cronaca a evidenziare quanto sia diventato particolarmente pesante l’impegno di chi ha la responsabilità di educare, istruire, assistere, sorvegliare classi e sezioni talvolta sovraffollate e in cui le situazioni problematiche non sono certo infrequenti.

Negli anni scorsi la nostra richiesta di tenere conto dei fattori di gravosità del lavoro nella scuola ha trovato in parte risposta, limitatamente al personale docente della scuola dell’infanzia. Ora che si profila un intervento di portata più generale, l’attesa è di conoscere in modo più preciso quali sarebbero i requisiti anagrafici e contributivi cui fare riferimento, e soprattutto se l’uscita anticipata comporterà modifiche, e quali, sui criteri di calcolo del trattamento spettante.

Per la scuola i tempi per le decisioni sono stretti, basti pensare che il termine per le domande di collocamento in pensione l’anno scorso è stato il 20 dicembre. È dunque indispensabile che il quadro diventi chiaro nel più breve tempo possibile e va in ogni caso garantita al personale della scuola una tempistica legata alle proprie specifiche scadenze. Troppe volte abbiamo pagato, come scuola, gli effetti di una gestione intempestiva delle procedure, con ritardi dell’INPS nella lavorazione delle pratiche che anche di recente hanno causato penalizzazioni e disagi.

C’è poi un secondo ordine di problemi da tenere in considerazione: un’uscita consistente di personale docente e ATA potrebbe accentuare il fenomeno che si è manifestato con le assunzioni di quest’anno, con le quali si è riusciti solo a coprire meno della metà dei posti vacanti e disponibili. Spia di una situazione cui va posto rimedio con interventi opportuni sul versante della formazione e del reclutamento del personale.

Per il personale ATA la questione è più semplice, ma ci sono comunque aspetti su cui intervenire. Non basta infatti rimpiazzare chi lascia il servizio, occorre rimuovere il blocco che impone di limitare le assunzioni al solo reintegro del turnover. Non esistono ragioni per cui una quota di posti, su un organico già insufficiente al fabbisogno, debba rimanere per forza un’area di lavoro precario: il limite cui si è accennato produce invece proprio questo effetto.

Per i docenti la questione è più complessa, poiché vi è carenza di personale abilitato o specializzato, requisiti attualmente indispensabili per essere assunti a tempo indeterminato. Perciò i problemi rischiano di non poter trovare soluzione in tempi brevi, se non si fanno scelte innovative nel rapporto tra percorsi di formazione e procedure di reclutamento. La CISL Scuola, in un suo recente dossier sulle assunzioni sui posti di sostegno, ha fatto una proposta che può essere estesa in termini più generali e sulla quale varrebbe la pena aprire in tempi rapidi un confronto: visto che i posti di insegnamento, comuni o di sostegno, vanno comunque coperti ogni anno per assicurare il funzionamento del servizio, si potrebbero prevedere procedure di assunzione stabile che comportino il vincolo di un contestuale accesso a percorsi formativi, i cui esiti siano decisivi per la conferma del rapporto di lavoro instaurato. È un principio già presente nell’impostazione dei percorsi FIT 2018, però da riprendere e rivisitare profondamente. Per la secondaria, se i meccanismi di reclutamento restano quelli degli attuali percorsi FIT, già quest’anno in fortissimo ritardo, non potrà che aumentare il ricorso a lavoro precario, con tutto ciò che ne consegue per il personale coinvolto e per la continuità del servizio, che viene in questo modo compromessa alla radice.

I tavoli di confronto già aperti al MIUR ci danno l’opportunità di portare avanti una discussione su questi temi, ai quali tuttavia qualche attenzione andrebbe posta anche in sede di definizione della legge di bilancio.

4 ottobre 2018

Lena Gissi, Segretaria Generale CISL Scuola

Gissi: bene abrogazione norme su chiamata diretta, ma su mobilità decida il contratto. Va anche previsto che i ruoli siano provinciali e non regionali
Bene l’abrogazione dei commi della legge 107 che introducevano la chiamata diretta, una delle “innovazioni” più discutibili, controverse e contestate della Buona Scuola. Le ragioni illustrate nella premessa del disegno di legge del relatore sen. Pittoni richiamano in parte quelle da noi ripetutamente sostenute fin dall’avvio del progetto di riforma; il meccanismo della chiamata è stato fonte di confusione e malumore non solo tra i docenti, ma anche fra gli stessi dirigenti scolastici. Come abbiamo più volte sostenuto, con critiche puntuali e argomentate, con quelle norme si è messo mano pesantemente su aspetti essenziali e delicati del rapporto di lavoro, senza che il servizio scolastico ne potesse ricavare alcun reale beneficio. Giusto quindi cancellarle.

Bene anche rimuovere la titolarità su ambito, tornando in modo chiaro ed esplicito a quella su scuola. Manca tuttavia un passaggio importante, che ripristini un’articolazione provinciale dei ruoli per tutto il personale docente. Non occorre spendere parole per spiegare che una titolarità sull’intera regione non è assolutamente proponibile: è dunque necessario ripristinare senza alcun possibile equivoco quanto prevedeva, fino alla legge 107, il Testo Unico della scuola, stabilendo che i ruoli fossero provinciali.

Non convince del tutto la modalità con cui si prevede l’acquisizione della titolarità su scuola, facendo riferimento a quella di attuale servizio e facendo di questo passaggio un oggetto del provvedimento di legge. Noi siamo convinti che affidare la regolazione di questo passaggio alla contrattazione sarebbe più giusto e più opportuno. Sicuramente più rispettoso delle prerogative su una materia come la mobilità del personale, tipicamente contrattuale; ma siamo anche convinti che la contrattazione si rivelerebbe molto più efficace nell’affrontare in modo puntuale, trovando soluzioni adeguate, la varietà di situazioni che di fatto si sono determinate in questi anni di applicazione della legge 107.

Ci auguriamo che su questo importante provvedimento di legge vi sia a tempo debito, come sempre avvenuto con le audizioni presso le commissioni parlamentari, anche la possibilità di un confronto con le parti sociali. Sarebbe per noi l’occasione per offrire su questioni di cui abbiamo ricca esperienza, essendo oggetto del nostro quotidiano lavoro, un competente e costruttivo contributo di merito.

21 settembre 2018

Lena Gissi, Segretaria Generale CISL Scuola

Il Decreto Milleproroghe è legge. Le norme che riguardano la scuola
Con la definitiva approvazione, avvenuta col voto del Senato del 20 settembre 2018, è stato convertito in legge il decreto "milleproroghe". Tra le norme che riguardano direttamente la scuola, prorogata di un anno la validità delle graduatorie per la destinazione all'estero, prorogato al 31 dicembre 2018 il termine di adeguamento alla normativa antincendio per gli edifici scolastici ed i locali adibiti a scuola, estesa anche all’a.s. 2018/2019 la possibilità di presentare la dichiarazione sostitutiva relativa all’avvenuta vaccinazione delle alunne e degli alunni. Viene inoltre consentito l'utilizzo delle somme non spese con la Carta elettronica relative all'anno 2016/2017 entro il 31 dicembre 2018; si rinvia di un anno l'applicazione della norma che prevedeva l'obbligo di partecipazione alla prova INVALSI come requisito di ammissione all'esame di stato; viene differita al 1° settembre 2019 la previsione di validità dell’attività di alternanza scuola lavoro ai fini del possesso dei requisiti utili per l’ammissione all’esame di Stato in qualità di candidati interni ed esterni.

In allegato una scheda predisposta dall'Ufficio Legislativo CISL Scuola.

Allegato:
- milleproroghe

21 settembre 2018

I paradossi del sostegno: problemi, criticità e proposte in un dossier pubblicato dalla CISL Scuola
I paradossi del sostegno. Così si intitola il dossier pubblicato dalla CISL Scuola e diffuso oggi in occasione dell’Esecutivo Nazionale che è stato convocato ad Assisi prevedendo anche la partecipazione alle iniziative in programma nell’ambito dell’evento “Il cortile di Francesco”.

Nel dossier, con abbondanza di dati e di raffronti, si fa il punto su uno degli elementi – la presenza degli insegnanti di sostegno – grazie a cui il nostro sistema scolastico può vantare un primato molto qualificante in tema di inserimento e piena accoglienza degli alunni con disabilità.

I docenti di sostegno sono una risorsa dedicata in modo specifico al supporto dei processi di integrazione attivati dalla scuola, che ne è complessivamente coinvolta e che non sempre, purtroppo, può far conto sull’apporto di altri soggetti operanti sul territorio, che pure avrebbero anch’essi precisi compiti e responsabilità da assolvere. Una risorsa, quella del sostegno, che anche in termini quantitativi appare rilevante, se è vero che gli insegnanti impegnati su tale attività sono il 18,5% dell’intero corpo docente.

Non poche le criticità che l’analisi condotta dalla CISL Scuola evidenzia, e che giustificano la scelta del titolo dato al dossier. I paradossi infatti non mancano: dallo scarto notevole tra il fabbisogno stimato e quello effettivamente rilevato, che condanna migliaia di insegnanti a una sorta di precarietà strutturale; alla limitata offerta formativa per l’acquisizione dei titoli dei specializzazione, mentre si è costretti ad assegnare i tre quarti delle supplenze a docenti non specializzati; al fatto di veder coperti con assunzioni in ruolo, quest’anno, solo il 13% dei posti disponibili (1.682 assunzioni in presenza di 13.329 posti vacanti e tutti disponibili per nomine in ruolo). Paradosso che per la verità, come il dossier evidenzia, si ripropone da tempo.

Serve, alla luce delle evidenze che scaturiscono dall’analisi, tra le quali anche le tante disomogeneità fra aree territoriali, una formazione sul sostegno più diffusa e mirata. Non si può condizionare l’offerta formativa, oggi gestita dalle Università, a sole ragioni di mercato; va anzi scongiurato il rischio che un’offerta carente alimenti un mercato incontrollato dei titoli acquisiti all’estero. Ma serve soprattutto una riflessione urgente su come rendere più stretto, per il sostegno e in generale, il rapporto che dovrebbe legare percorsi formativi e reclutamento.

Allegato:
- Dossier sostegno

20 settembre 2018


Gissi: impressionanti i vuoti delle assunzioni. Urge rivedere i meccanismi di reclutamento
Ancora una volta le assunzioni programmate per l’anno scolastico in corso non potranno essere completate. I dati che il MIUR ci ha fornito oggi, che sono quelli acquisiti a sistema in data 12 settembre, sono forse addirittura peggio del previsto. Ad oggi le assunzioni dei docenti, in tutto 25.105, coprono solo il 43,8% delle disponibilità (57.322 posti autorizzati dal MEF). A determinare questa situazione paradossale la mancanza di candidati nelle graduatorie a esaurimento (GAE) e in quelle degli ultimi concorsi ordinari, ma anche il grave ritardo nel completamento delle procedure concorsuali FIT, avviate dal precedente governo, ragion per cui migliaia di nomine dovranno essere rinviate all’anno successivo perché non erano pronte al 31 agosto le graduatorie concorsuali da cui attingere.

Situazione paradossale, si è detto, anche perché il MEF finirà per recuperare risorse che la scuola non è stata in grado di utilizzare. Non è la prima volta che avviene; anche lo scorso anno le assunzioni hanno coperto solo il 57,6% delle disponibilità. Quest’anno è andata ancora peggio. Alcuni dati sono addirittura impressionanti, come nel caso degli assunti su posti di sostegno nella secondaria di primo grado, appena il 2,7% rispetto al numero dei posti disponibili, che è un valore medio sul piano nazionale, perché al nord su 4.830 disponibilità le assunzioni sono state 11 (0,2%).

È del tutto evidente quanto sia indispensabile e urgente una seria riflessione sui meccanismi del reclutamento, ponendo fine al continuo riproporsi di interventi straordinari. Serve un sistema affidabile, procedure trasparenti che non alimentino un contenzioso destinato quasi a sostituirle. Prevedere il fabbisogno, programmare di conseguenza i percorsi di formazione e le procedure di selezione del personale, adottare efficaci politiche di stabilizzazione del lavoro sono i presupposti per assicurare al sistema scolastico la qualità e la continuità di cui ha bisogno.

13 settembre 2018

Lena Gissi, Segretaria Generale CISL Scuola



















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